Stipsi: una condizione cronica che può renderci dipendenti dai farmaci

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Stipsi: una condizione cronica che può renderci dipendenti dai farmaci

  farmaci in viaggioIl lavoro, la famiglia e la frenesia che accompagna il quotidiano, portano spesso a trascurare le esigenze e le necessità del proprio organismo.

La mancanza di tempo è un comune denominatore per moltissimi individui, gli impegni giornalieri lasciano solitamente poco spazio nell’arco della giornata, e ci si ritrova sempre più di frequente, a mettere in secondo piano l’attenzione alla propria persona. L’alimentazione e la regolare attività fisica sono i fattori che maggiormente vengono trascurati e questo a lungo andare può causare una serie di fastidiosi disturbi che se ignorati, possono portare all’instaurarsi di condizioni patologiche più importanti.

A questo proposito, uno dei disturbi che risulta essere tra i più conosciuti e che interessa l’apparato gastrointestinale è la stitichezza. Tra i farmaci da banco più richiesti e venduti in farmacia, troviamo quindi preparazioni preposte ad aumentare l’evacuazione e il transito intestinale, dagli integratori a base di fibre, ai lassativi e purganti, il mercato offre in questo campo, una vastissima scelta. La stitichezza o stipsi rappresenta infatti una condizione molto diffusa, circa il 15-20 % degli adulti ne soffre in maniera cronica, e la percentuale aumenta se facciamo riferimento alla fascia di popolazione che supera i 70 anni di età.

Le donne, per via della loro conformazione anatomica e per quelli che possono essere i fisiologici cambiamenti ormonali, ne soffrono maggiormente soprattutto nel periodo della gravidanza. Spesso è difficile definire la stipsi cronica in maniera univoca in quanto medici e pazienti hanno diversi parametri di valutazione, solitamente si cerca di non limitare la propria valutazione al numero di evacuazioni settimanali, ma la si estende a quella che è tutta la sintomatologia del paziente.

Per questo motivo tale disturbo viene definito patologico e cronico nel momento in cui sussistono più condizioni quali: una frequenza di evacuazione inferiore alle 3 volte settimanali, sforzo eccessivo nell’atto, presenza di poche feci dalla consistenza dura e costante sensazione di parziale svuotamento. Le cause che possono comportare una fastidiosa stitichezza cronica sono numerose: possiamo avere una stipsi secondaria alla presenza di altre patologie metaboliche, endocrine o neuro-degenerative, può essere iatrogena, il che vuol dire che nasce come conseguenza dell’uso di determinati farmaci (antiacidi a base di alluminio, antidepressivi, anti-aritmici, anti-ipertensivi ecc.) e infine come spesso accade e come accennato all’inizio, può essere dovuta ad una scorretta alimentazione, ad una dieta povera di fibre e alla vita sedentaria.

Il contenuto idrico è il principale determinante del volume e della consistenza delle feci, l’acqua infatti rappresenta il 75-80% del peso fecale complessivo ed è frutto dei rapporti tra i processi di secrezione e assorbimento che avvengono a livello del colon. In parallelo a questo e in conseguenza all’aumentato volume, si mettono in moto dei meccanismi che attraverso una serie di contrazioni e rilassamenti, permettono il transito delle feci fino alla loro espulsione.

Alla luce di quanto detto, è chiaro come siano fondamentali all’interno della propria dieta alimenti che contengano fibre (dosi consigliate 25-30 mg die) e acqua al fine di permettere il corretto funzionamento di questo sistema complesso. Mantenere la giusta idratazione e una sana alimentazione è talvolta difficile, si preferisce quindi optare per soluzioni più rapide che tuttavia possono essere utili solo per brevi, brevissimi periodi e non sono comunque del tutto risolutive. I lassativi disponibili in farmacia sono di diversa natura e possono essere generalmente classificati sulla base del loro meccanismo d’azione.

L’errore fatto spesso dai pazienti, nei confronti dei lassativi in generale è quello di considerare tali sostanze innocue e di abusarne di conseguenza. Tale pratica conduce ad una progressiva incapacità dell’intestino di svolgere autonomamente le sue normali funzioni fisiologiche e con il passare del tempo, rende il paziente totalmente dipendente da questa classe di farmaci. Il consiglio è quindi quello di non sottovalutare il disturbo quando si presenta in forma lieve, e di correggerlo prontamente incrementando l’attività fisica, apportando nell’alimentazione il giusto quantitativo di fibre (zuccheri non raffinati, cereali integrali, frutta, verdure e legumi) e idratandosi correttamente (da 1,5 l a 2 l al giorno).

In ultimo, anche quando siamo fuori casa è necessario evitare di trattenersi al momento del bisogno e ove possibile, sarebbe buona norma liberarsi subito. Qualora questi accorgimenti non dovessero risultare sufficienti, consultatevi con il vostro medico di famiglia o con il vostro farmacista di fiducia in modo che possano agire consciamente indirizzandovi verso gli eventuali accertamenti da effettuare o dandovi le soluzioni più adatte a voi e alle vostre abitudini.