Disturbo post-traumatico da stress, per combatterlo arriva l’ecstasy in farmacia

icon1

Disturbo post-traumatico da stress, per combatterlo arriva l’ecstasy in farmacia

  ecstasy farmacia sindrome stress post traumatico

Si allunga la lista delle sostanze stupefacenti utilizzate come veri e propri farmaci

Si allunga la lista delle sostanze stupefacenti utilizzate come veri e propri farmaci. Dopo la ketamina contro il disturbo bipolare e l’alcolismo, l'LSD per combattere l'ansia, è arrivato il momento anche per l'ecstasy, definita dalla Food and Drug Administration (FDA) americana una “terapia rivoluzionaria” contro la sindrome da stress post traumatico (PTSD). Un disturbo psichiatrico sofferto da chi abbia vissuto o assistito a forti eventi traumatici, come quelli che accadono in guerra o in atti di terrorismo.

Sono sempre di più, insomma, le sostanze notoriamente perseguite dai nuclei antidroga dei reparti di Polizia di tutto il mondo che si stanno dimostrando utili da punto di vista terapeutico, a patto che vengano utilizzate correttamente e sotto stretto controllo medico. Per questo l'agenzia statunitense, come Science, ha approvato il progetto di due studi di fase 3 della “droga da sballo” che saranno finanziati dalla Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS), un consorzio di ricercatori specializzati nelle applicazioni mediche di molecole proibite, e che sta finanziando anche sperimentazioni su altre sostanze come la ketamina, un'altra droga popolare nelle discoteche.

Nei test condotti finora l'ecstasy, utilizzata insieme alla psicoterapia, si è dimostrata in grado di eliminare la connessione tra piccoli stimoli sensoriali (come un odore o un suono), e il ricordo traumatico che scatena spesso le reazioni psicotiche. Assumendo piccole quantità della sostanza durante le sedute i soggetti possono così rievocare e rielaborare il ricordo.

«Fino ad ora – spiega Rick Doblin, fondatore del consorzio – 107 persone che avevano sofferto per quasi 18 anni di PTSD sono state trattate in test di fase 2, e dei 90 ancora reperibili 12 mesi dopo il trattamento 61 non avevano più il disturbo».