Gli anziani assumono fino a 10 farmaci al giorno, ma la maggioranza non si cura bene

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Gli anziani assumono fino a 10 farmaci al giorno, ma la maggioranza non si cura bene

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Sono quasi 7 milioni in Italia gli over 65 che soffrono almeno di una malattia cronica, pari al 50% della popolazione anziana

Cardiopatie, diabete, asma, depressione, osteoporosi, artrosi, artrite reumatoide e glaucoma sono solo alcune delle patologie con cui devono convivere a lungo, anche se nella maggioranza dei casi sono disponibili terapie in grado di garantire una buona qualità di vita. Sono in troppi però a non seguire i trattamenti o ad abbandonarli dopo poco: secondo l’OMS solo la metà dei pazienti assume i farmaci in modo corretto, percentuale che scende sotto il 30% tra gli anziani.

Un fenomeno quasi comprensibile se si pensa che l'11% degli over 65 (circa un milione e mezzo in Italia) deve assumere ogni giorno 10 o più farmaci. Per sensibilizzare tutti i cittadini, in particolare i “nonni”, sull'importanza dell'aderenza terapeutica prende il via il primo progetto nazionale “Io aderisco, tu che fai?” (www.ciatnews.it), promosso dal Comitato italiano per l'aderenza alla terapia (CIAT), che coinvolge i nipoti: insegneranno ai nonni come rispettare le prescrizioni dei clinici. «Coinvolgendo i nipoti – sottolinea Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri (FIMP) – cresceremo adulti più consapevoli della corretta assunzione dei trattamenti».

Andando più a fondo, nel nostro paese solo il 57,7% dei pazienti aderisce ai trattamenti antipertensivi, il 63,4% alle terapie ipoglicemizzanti per la cura del diabete, il 40,3% alle cure antidepressive, il 13,4% ai trattamenti con i farmaci per le sindromi ostruttive delle vie respiratorie (BPCO) e il 52,1% alle cure contro l'osteoporosi. Percentuali che non hanno subito variazioni di rilievo nel corso degli anni, con notevoli costi clinici e sociali. E se negli Stati Uniti la mancata aderenza causa sprechi per circa 100 miliardi di dollari l’anno, in Europa sono 194.500 i decessi e 125 miliardi di euro l'anno i costi dei ricoveri riconducibili a questo problema.

«La perdita economica cumulativa dovuta alle malattie croniche ammonterà ad oltre 47 trilioni di dollari nel prossimo ventennio» spiega Ranieri Guerra, assistant Director general OMS. «Questa cifra rappresenta il 75% del prodotto lordo globale del 2010. A ciò contribuiscono anche le patologie mentali, che da sole valgono 16,1 trilioni, mentre il 63% di tutte le morti a livello globale è legato alle malattie croniche, soprattutto cardiovascolari, oncologiche, respiratorie e al diabete».

La parola d'ordine rimane la prevenzione. «Ogni dollaro investito in azioni preventive primarie – aggiunge Guerra – garantisce un ritorno di 7 dollari risparmiati in patologie evitabili, ma è anche vero che la terapia clinica rallenta il progresso delle malattie croniche e salva vite, prolungando l'aspettativa di vita e migliorandone la qualità».
«La gestione della cronicità in Italia assorbe il 70% della spesa pubblica sociosanitaria», spiega Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (FNOMCeO). «Ma, nonostante le aperture del Ministero della Salute e dell'Aifa, la prescrizione di alcuni farmaci (antidiabetici orali, anticoagulanti, farmaci contro la BPCO) con una maggiore aderenza è ancora preclusa ai medici di famiglia, con grave disagio per i pazienti».