Carenza di vitamina D, un’epidemia mondiale che non risparmia neppure i giovani

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Carenza di vitamina D, un’epidemia mondiale che non risparmia neppure i giovani

  Carenza di vitamina D

Non si ferma l’onda lunga della carenza ormai epidemica di vitamina D, neppure di fronte al genere femminile e alle epoche più precoci della vita. 

Non si ferma l’onda lunga della carenza ormai epidemica di vitamina D, neppure di fronte al genere femminile e alle epoche più precoci della vita. Diversi studi riportano come la percentuale di donne in post-menopausa con deficit di vitamina D sia compresa tra il 65 e il 75%, mentre ne soffrono anche 6 bambini su 10 sia in forma lieve sia maniera più seria. 

«L’ipovitaminosi D si manifesta con rachitismo in età infantile, dolori ossei nelle fasi di crescita degli adolescenti, e dolori muscolari e fratture da fragilità negli anziani» avverte Sergio Gigliotti, presidente dell’Associazione di specialisti ortopedici, fisiatri e reumatologi operanti sul territorio (Ason), riunitisi per il 6° congresso nazionale che si è da poco concluso a Napoli. «Numerosi studi dell’endocrinologo Michael Holick dell’Università di Boston – continua l’esperto – hanno evidenziato come la carenza di vitamina D si associ ad altre malattie quali diabete di tipo 2, sclerosi multipla e demenza senile. Pertanto il mantenimento di livelli ottimali di questa vitamina nel sangue, attraverso l’esposizione solare in orari ben precisi e la costante supplementazione alimentare, è un obiettivo terapeutico che lo specialista territoriale deve porsi sempre, indipendentemente dall’età dei pazienti afferenti al suo ambulatorio».

Ecco le 5 regole d'oro che gli specialisti Ason suggeriscono di seguire regolarmente:

1. mantenere valori normali (superiori a 30 ng/mL) di vitamina D nel sangue
2. assicurarsi un sufficiente apporto alimentare di calcio (800-1000 mg al giorno)
3. praticare 50 minuti di esercizio aerobico di moderata intensità 3 volte la settimana
4. in primavera ed estate esporsi al sole per 1 ora al giorno, gambe e braccia scoperte
5. sottoporsi, almeno una volta, a valutazione strumentale del rischio di frattura.

La supplementazione nutrizionale, unita ad adeguata attività fisica, è un presidio terapeutico indispensabile anche nella sarcopenia, malattia caratterizzata dalla perdita di massa e forza muscolare che espone il soggetto anziano a deterioramento della stabilità posturale, dell’autonomia deambulatoria, dell’omeostasi glucidica e del trofismo osseo. Difficile determinare la prevalenza esatta di questa patologia, ma alcuni dati preliminari riferiti ad anziani che vivono nelle case di riposo indicano come il 70% degli uomini e il 35% delle donne presenti sarcopenia.
«L’Italia, insieme al Giappone, è il paese più longevo al mondo», conclude Gigliotti. «Identificare e curare la fragilità, primo marker dell’invecchiamento, è pertanto una priorità di cui tutti i medici, soprattutto se operanti sul territorio, devono tener conto».