Vaccini fondamentali per prevenire il rischio di infezioni 2-3 volte più alto negli sportivi

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Vaccini fondamentali per prevenire il rischio di infezioni 2-3 volte più alto negli sportivi

  Vaccini fondamentali prevenzione rischio infezioni sportiviFare attività fisica, a livello agonistico o amatoriale, comporta spesso qualche disturbo

Spogliatoi, trasferte, ma anche un fisiologico indebolimento del sistema immunitario dopo un forte sforzo fisico aumenta di 2-3 volte il rischio di contrarre una malattia infettiva rispetto alla popolazione generale. A ricordarlo sono gli esperti del Centro medico Santagostino di Milano, secondo i quali contro influenza, tetano, epatite A e B, polmonite pneumococcica, meningite la vaccinazione è un mezzo di prevenzione fondamentale per tutti, ma in particolare soprattutto per gli sportivi.

«Spesso nel momento in cui si è di fronte alla necessità di somministrare un vaccino – spiegano Paolo Toniolo, responsabile dell'ambulatorio vaccini del Centro Medico Santagostino di Milano, e Alberto Canciani, assistente sanitario esperto in medicina del viaggio e vaccinazioni – si pensa solo a breve termine, al fatto che il vaccino metta a rischio l'attività degli atleti per qualche giorno a causa dei suoi potenziali effetti collaterali, che nel caso del vaccino antinfluenzale si traducono semplicemente in lieve gonfiore e dolore della parte interessata, febbricola o malessere generale per 24-48 ore».

In realtà, precisano i due esperti, senza copertura ciò che accade è esattamente l'opposto: sintomi della patologia veri e propri possono continuare anche diversi giorni dopo il contagio, e prolungarsi anche nelle settimane successive, con un impatto ben più rilevante sulla performance degli atleti e su tutta la comunità. Tanto che da una recente revisione della letteratura sono emersi ben 51 focolai di malattie infettive negli sport dal 1990 al 2011 a livello globale, e tra gli agenti patogeni coinvolti vi erano virus del morbillo (2 focolai), meningococco (2 focolai) e virus dell'epatite B (1 focolaio).

«Ci sono almeno 5 motivi che dovrebbero spingere gli sportivi a sottoporsi ai vaccini», avvertono Toniolo e Canciani. La fase di “open window”, ovvero «un momento della vita dell'atleta in cui il suo sistema immunitario non è in grado di garantirgli una risposta adeguata nei confronti dei microrganismi patogeni, che si osserva solitamente al termine di uno sforzo fisico intenso, per esempio a fine partita, e può durare dalle 3 alle 72 ore». Poi c'è lo sport di squadra: «spesso sono proprio le prime ore dopo lo sforzo quelle in cui esiste una concreta possibilità di contagio. Pensiamo al vapore delle docce calde post allenamento o gli ambienti stretti degli spogliatoi e degli spazi comuni. Questo rende verosimile un contagio in un'ampia cerchia di persone, di virus come quello dell'influenza, della varicella, del morbillo o del meningococco».

Poi ci sono le trasferte. Sia per motivi sportivi sia personali, i viaggi internazionali espongono gli atleti a un maggior rischio di esposizione agli agenti infettivi». E l'impatto sulle performance sportive: «L'influenza può causare un calo della performance di un atleta anche per molti giorni per non parlare di malattie come morbillo, epatite A o meningite che richiedono un tempo di guarigione ben più lungo, con effetti diretti sulle performance sportive».

Anche dietro a piccoli infortuni irrilevanti come graffi e tagli possono nascondersi, tuttavia, dei pericoli: il tetano, causato dalla tossina prodotta dal Clostridium tetani le cui spore sono presenti nel terreno, nell’acqua e nella polvere. Lo sportivo può introdurle accidentalmente attraverso ferite o piccole sbucciature della pelle, soprattutto quelle piccole e che sanguinano poco. Via libera quindi al vaccino antinfluenzale e al vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia): come abbiamo visto, infatti, si tratta in entrambi i casi di malattie ad alto rischio di contagio, amplificato dalla condivisione tra gli sportivi di spazi comuni come spogliatoi e palestre.

Infine, «anche il vaccino contro il tetano (che prevede un richiamo ogni 10 anni) è indispensabile per gli sportivi – concludono gli esperti – per proteggere dagli effetti infausti di infortuni banali».