Vitamina D, integrazione difficile quando è già presente una malattia infiammatoria

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Vitamina D, integrazione difficile quando è già presente una malattia infiammatoria

  INTEGRAZIONE DIFFICILE VITAMINA D MALATTIA INFIAMMATORIA Mantenere sufficienti livelli di vitamina D nel sangue sembra prevenire l'insorgenza di malattie infiammatorie come l'artrite reumatoide

Mantenere sufficienti livelli di vitamina D nel sangue sembra prevenire l'insorgenza di malattie infiammatorie come l'artrite reumatoide (AR), ma l'integrazione risulta meno efficace una volta instaurata la malattia in quanto interviene una forma di insensibilità alla vitamina D stessa. A sostenerlo è uno studio britannico dell’Università di Birmingham e del University College di Londra, pubblicato sul Journal of Autoimmunity.

Secondo gli scienziati il ruolo della vitamina D nell'artrite reumatoide si basa su studi sul sangue di pazienti che potrebbero non rappresentare realmente la situazione nel sito di infiammazione, ovvero nelle articolazioni. I ricercatori si sono così concentrati sulle risposte alla forma attiva di vitamina D nelle cellule immunitarie provenienti dalle articolazioni infiammate dei pazienti con AR. Rispetto al sangue periferico degli stessi pazienti, le cellule immunitarie articolari infiammate sono apparse molto meno sensibili alla forma attiva di vitamina D in quanto più impegnate dal processo infiammatorio e con meno possibilità di essere sostituite.

In conclusione, a detta degli esperti, se si desidera usare la vitamina D in pazienti con AR potrebbe essere necessario prescrivere dosi molto più elevate di quelle attualmente impiegate o fornire un trattamento aggiuntivo in grado correggere l'insensibilità alla vitamina D delle cellule immunitarie all'interno delle articolazioni.